• Pasquale Castelgrande

Con una Tesla alle Isole Far Øer

Aggiornamento: 21 gen 2021

Viaggio elettrico di Daniele Del Nero - Model 3 Long Range AWD - Novembre 2019


Abbiamo conosciuto Martina e Daniele il 29 Marzo 2019. Una giornata importantissima per entrambi perché abbiamo ritirato nello stesso momento la tanto attesa Tesla Model 3. Da allora la nostra amicizia continua ; ed è un piacere ospitare sul nostro blog la loro ultima avventura. Vi lasciamo al loro racconto:


Dopo essere andati ad Andorra passando per Bordeaux e i Paesi Baschi, un altro viaggio a emissioni zero che da anni "ci solleticava" era andare alle isole Far Øer, luogo sconosciuto a molti, facente parte formalmente del regno di Danimarca, ma di fatto Nazione a parte con sua moneta (Corona diversa da quella Danese) sua Bandiera e sua Lingua.

L’unico modo per arrivare via terra (e mare) dal continente è con una nave che fa la tratta Danimarca (Hirtshals) - Islanda con tappa Far Øer intermedia all’andata e al ritorno, con partenza la sera di ogni Sabato in Danimarca e l’arrivo al Porto di Tórshavn (Capitale delle Far Øer) dopo 30 ore. Il Giovedì sempre di sera la nave proventiene dall’Islanda riparte da Tórshavn e riattacca in Danimarca il Sabato Mattina.

La partenza unica settimanale e gli impegni di lavoro hanno fatto sì che si potesse partire solo Martedì all’ora di pranzo da Firenze e che appunto dopo poco più di 48 ore dovessimo presentarci all’imbarco. Con la macchina carica al 90 percento di batteria dopo 80km ci fermiamo 15minuti al Supercharger di Modena sud per ricevere “ l’in bocca al lupo” da parte dell’amico Pasquale e ripartiamo verso Nord.

E’ un viaggio tranquillo, il tempo è clemente e sebbene l’autonomia fosse sulla carta per arrivare fino all’hotel a Innsbruck, ci fermiamo al Supercharger di Trento a caricare per 10 minuti (o forse meno) giusto il tempo di un Caffè. Ci accoglie la prima neve sulla strada, al Passo del Brennero la temperatura arriva a -2 ma la macchina senza indugi ci porta ad Innsbruck in pieno centro dove arriviamo in hotel alle 19:30. L'hotel e’ dotato di parcheggio interno con colonnina di ricarica gratuita. Cosa per noi nuova, al parcheggio si accede con un simpatico ascensore che rende l’esperienza insolita :)

Il centro di Innsbruck si gira benissimo a piedi, la posizione dell’hotel e’ comodissima e ci rechiamo attirati dalla presenza dei locali e dalla baraonda al vicino Stiftskeller, un locale dove Birra, Salsicce e Crauti la fanno da padroni.




L’indomani dopo colazione ci godiamo l’allestimento dei mercatini di Natale (purtroppo ancora chiusi) e la vista delle montagne innevate. Purtroppo verso Nord il tempo a disposizione è tiranno e la tappa più lunga del viaggio era appunto quel mercoledì: arrivare nella splendida città di Lubecca, una delle città  più belle della Germania, facente della lega Anseatica, patrimonio Unesco e non lontano dal confine Danese. Il viaggio di quasi 1000 km scorre liscio, la temperatura di 8/9 gradi e un bel sole ci accompagnano per l’intera tratta. Le autostrade tedesche accorciano i tempi e diminuiscono la noia, ed i quasi "400 cavalli" e la trazione integrale fanno divertire anche nei noiosi rettilinei :) La mancanza di limiti di velocità ed il riscaldamento interno hanno influito sulle prestazioni della batteria rendendo necessario ogni 300km una sosta. Fortunatamente Supercharger e Ionity abbondano, circa 30 minuti sono sufficienti ogni volta e o per pranzo o per pausa caffè la sosta ci stava. Monaco, Norimberga, Lipsia e Berlino ci scorrono a fianco una dopo l’altra e di nuovo intorno alle 19 raggiungiamo Lubecca.

L’hotel e’ una vera e propria chicca, si chiama “Hotel zur alten Stadtmauer” un hotel a conduzione familiare alla buona ma ben tenuto, con una colazione stellare e una gentilezza degna delle migliori famiglie.

Essendo il centro di Lubecca (ovvero una sorta di isola) tutto pieno di stradine strette, (compresa quella dell’Hotel), dopo aver scaricato i bagagli ci rechiamo 200metri avanti a lasciare l’auto nel parcheggio convenzionato dotato di 4 colonnine di ricarica. Uno dei tanti badge rfid di cui ogni buon proprietario di macchina elettrica che va all’estero e’ fornito, nello specifico quello di “shell recharge” (ex new motion), fa partire subito la ricarica, che all’indomani mattina ci farà trovare la macchina al 100% carica (e calda, che male non fa). 

Il Duomo di Lubecca e’ praticamente a 2 passi con i suoi campanili gemelli, a pochi minuti dall’Hamburgheria dove ci siamo fermati (Leo’s Juice & Burgher) verso ovest si aprono a noi L’holstenor (porta della città famosissima in Germania) e accanto i magazzini di Sale (in tedesco Salzspieicher). Dopo la famosa colazione di cui sopra, la mattina ci ritagliamo un’oretta per vedere la città anche di giorno (sempre a Piedi) prima di recarsi all’estremo nord della Danimarca.



I tempi sono di nuovo stretti, abbiamo dormito relativamente poco consapevoli delle due notti sulla nave, e dopo un’oretta passiamo il confine con la Danimarca.

Il tempo peggiora subito dopo la prima sosta al Supercharger di Rødekro. La temperatura scende intorno ai 3 gradi, un diluvio si scatena durante in viaggio e ci accompagnerà fin quasi al porto di Hirtshals distante poco più di 300 km. Il piano di fermarsi solo 1 altra volta al supercharger di Hirtshals (strategicamente Tesla ha messo un supercharger prima del porto cosicché chi volesse imbarcarsi e avesse tempo può arrivare sulla nave carico) va a farsi benedire, il freddo e la pioggia battente con le gomme invernali fanno impennare il consumo medio e una stazione Ionity con i suoi 200kW di potenza in 10 minuti di sosta ci risolve il problema.

Un’ora prima della partenza della nave arriviamo all’imbarco, essendo bassa stagione e la nave quasi vuota non abbiamo avuto problemi, ma 1 ora sola di anticipo con veicolo da imbarcare e’ considerato ritardo quindi siamo stati fortunati.  Passata la dogana, (le Far Øer sono fuori dall’Unione Europea) parcheggiamo a bordo della nave e iniziamo la traversata


La nave si chiama Norrona e fa parte della Smyril Line, società Faroese che appunto fa la spola tra la Danimarca e l’Islanda. Si tratta di un’imbarcazione abbastanza imponente, 8 ponti di cui 2 per il trasporto veicoli, una piscina, una palestra, 3 ristoranti, un cinema ovviamente le cabine di varie classi e il ponte esterno (l’ottavo) con le cosiddette vaschette termali stile Islanda e due bar.

Corredavano il tutto lo spazio bambini, l’immancabile duty free (anche se con il cambio non era affatto conveniente), sala giochi-slot ecc ecc.

Ovviamente vista temperatura e stagione, bar e vasche esterne erano chiuse, così come la palestra e la piscina. Le 30 ore possono spaventare ovviamente, ma è da considerare che la metà più o meno sono di notte, il che rende la traversata ampiamente sopportabile. Anche se e’ mare aperto la nave costeggia la costa della Norvegia, entra nel mare del nord passando accanto a piattaforme eoliche e petrolifere off shore, costeggia le Shetland (che mai avrei pensato di vedere) e quando ancora fa buio alle 6 di mattina attracca nel porto della capitale Tórshavn (letteralmente Baia di Tor). Si esce dalla nave, si ripassa la dogana (che oltre che i documenti controlla che si abbia le gomme invernali montate altrimenti si va a piedi) e subito siamo nella parte vecchia della città.

Per caricare la macchina la rete locale di colonnine per auto elettriche appartiene all’azienda elettrica di stato in regime di monopolio (ricordiamoci siamo extra UE quindi niente vincolo libera concorrenza), ovvero la SEV (www.sev.fo). La SEV non ha alcun accordo con le classiche società di roaming per ricaricare le auto quali shell recharge, charge map o Plugsurfing, ergo unico modo e’ caricare con una chiavetta rfid proprietaria. Siccome non possiedono nemmeno un'applicazione per cellulari, per entrare in possesso della chiavetta, bisogna inviare un bonifico internazionale ad un iban specifico di 500 corone (65 euro) e ovviamente spese di bonifico a carico del richiedente (essendo extra UE sui 15 euro circa). Questa chiavetta consente di caricare per un mese illimitatamente alle colonnine presenti sulle isole, (elbil.fo per la mappa e postazioni libere). Non si può pagare con carta in loco e non esistono tagli settimanali o giornalieri. Considerando i giri e le ricariche in sosta comunque il prezzo valeva tutto (un classico pieno di macchina con serbatoio di medie dimensioni). Oltre che colonnine classiche da 22kw, ci sono anche colonnine multistandard corrente continua e alternata da max 50kw (un po’ come le nostre fast di Enel x). Gli uffici per ritirare la chiavetta aprivano alle 8, come detto sono le 6 e la machina causa tempi stretti dell’andata era carica solo 30%. Oltre a quello il check in dell’albergo era dopo le 14 come da prassi.

Cosa più logica era aspettare e fare un primo giro a piedi e godersi l’alba ambientandosi in città considerando il fatto che le isole su 365 giorni hanno una media di 290 giorni di pioggia l’anno, ed incredibilmente non c’era una sola nuvola in cielo (mentre in Italia c’era uno dei Novembre più piovosi degli ultimi anni).

Le case sono quasi tutte piccoline e mono famiglia con i classici tetti in torba faroesi, e accanto al porto oltre che il faro e un forte ormai in rovina con qualche cannone si trova il parlamento che a un’occhio disattendo può essere scambiato come 3 o 4 case qualsiasi. Sebbene la città conti 50.000 abitanti (nelle Far Øer in totale se ne contano 80.000) mantiene un suo fascino nordico che via via scema andando in periferia verso le zone più moderne.



Passate le 8:00 ed avendo ritirato la chiavetta per caricare abbandoniamo Tórshavn e l’isola Streymoy per recarsi all’isola di Vagar (tramite un tunnel sottomarino) sede dell’unico aeroporto internazionale e della meraviglia naturale iconica e famosa per eccellenza ovvero la cascata di Bøsdalafossur, l’adiacente lago di Sørvagsvatn e le monumentali Falesie di Traelanipa. Come si vede il lago sembra volare sul mare.



La sosta in aeroporto così vicino a questa meraviglia ci consente di caricare alla colonnina Fast lì presente e nello stesso tempo acquistare a 12 euro una SIM locale in quanto comoda per usare le mappe dei sentieri o in caso di qualsiasi problema (la Tesla stessa non avendo roaming non accedeva a internet). Le Far Øer sono luoghi selvaggi ed a volte pericolosi non pensati per il turismo classico.

25/30 minuti la macchina era carica all’80 per cento giusto in tempo per raggiungere l’inizio del sentiero per raggiungere le falesie. 3 ore di cammino tra andata e ritorno e già la meraviglia principe era stata visitata sotto un meraviglioso quanto inusuale sole.

Le Far Øer sono un arcipelago di isole la maggior parte collegate da ponti e due tunnel sottomarini, (I tunnel sono a pedaggio ma senza caselli, si paga con la targa su internet a posteriori). Le bellezze sono al 99% naturali e usando Tórshavn come base di partenza in un giorno (e nelle ore di luce (8/15:30 a Novembre). La parte divertente e’ passare le montagne all’interno di ciascuna isola.. la macchina con la sua trazione integrale e la sua dotazione invernale (Michelin Alpin 5) ha superato senza indugi anche la neve alta e il clima Sub polare. I luoghi che lasciano senza fiato si susseguono uno dopo l’altro, i più iconici a parte quello già visitato sono i così detti “troll pietrificati” Risin og Kellingin e il villaggio di Saksun.



Poi solo guidare per quei luoghi è un' esperienza unica. Menzione particolare merita il villaggio più a Sud di tutte le Isole, il villaggio di Kirkjubøur dove oltre che la casa più vecchia delle isole (900 anni) vi e’ presente una cattedrale mai finita (senza tetto) che immersa nel luogo in cui si trova assume un carattere particolare. Per chi è delle mie parti o vi e’ transitato, ricorda la celebre San Galgano nel comune di Chiusdino in Toscana.



A darci un tetto per l’intero soggiorno è l’hotel Foroyar, (hotelforoyar.fo) un hotel a 4 stelle preso in associazione con il viaggio in nave pagato veramente poco (vista la bassa stagione con colazione inclusa), hotel di importanti dimensioni adagiato sulle colline sopra la capitale, non impattante alla vista in quanto Interamente coperto da tetti in torba sebbene di recentissima costruzione. Vista la stagione comunque le lunghe ore di buio si riempiono bene sia nei locali sia lungo il porto, sia ovviamente a cena fuori, cosa che abbiamo cercato di associare il più possibile a cucina locale, evitando di pranzare per non perdere tempo prezioso durante il giorno.  Per le 3 sere abbiamo cenato sempre al porto, la cucina Faroese offre al di là dei prodotti di importazione Pesce e Agnello/Pecora come piatti principali (Far Øer letteralmente vuol dire Isole delle Pecore).  La prima sera ci siamo dati alla carne alla Tarv Grillhouse,  la seconda in un hamburgeria anonima per evitare posti turistici posta sotto il faro del porto e l’ultima sera uno dei ristoranti di pesce più famoso posto nel centro della città vecchia anche per festeggiate l’ultima sera dove credo di aver assaggiato il pesce tra i più buoni della mia vita (Barbara Fish House). Da tener presente per per il cibo, le Far Øer sono carissime, quindi mettete in conto per chi viene dall’Italia un 50% in più della Svizzera. Tutte le sere a cena la macchina se ne stava buona buona a caricare in una delle colonnine lente della zona in corrente alternata posizionate sul lungo mare, e ogni sera tornavamo in hotel con il 75-85% di batteria. Stessa cosa abbiamo fatto la sera di giovedì prima di imbarcarsi, in modo tale,contrariamente all’andata, di tornare in continente con la macchina quasi completamente carica.



Dopo 4 giorni di sole e notti serene incredibili, viaggiamo sotto una coltre di nuvole nere minacciose, proprio la notte in cui l’aurora boreale aveva un’intensità k5 e quindi sarebbe stata facilmente visibile a quelle latitudini. Il viaggio in nave con un mare più mosso dell’andata prosegue bene e la mattina di sabato 23 novembre approdiamo nuovamente al porto di Hirtshals.


Riposati e con la macchina carica, sotto un cielo plumbeo, ci dirigiamo in un luogo alquanto singolare, sempre nello Jutland del Nord. Sulla costa occidentale della Danimarca a Hjorring si eleva la seconda duna più alta di Europa (dopo la celebre duna di Pilat che abbiamo visitato nel primo viaggio ad Andorra). Poichè le dune sul mare sono predisposte all’erosione delle coste più di altre superfici, il faro per la navigazione di Rubjerg Knude costruito nel 1800 stava letteralmente cadendo in mare. Ciò ha reso necessario sollevare fisicamente il faro nella sua interezza, metterlo sui dei binari provvisori e spostarlo di 70m verso l’interno. Il risultato sono fotografie uniche e una realtà degna di un mondo fantasy. Oltre a quello la camminata di 1 ora per andare e tornare ci stava benissimo dopo un giorno di nave.



La giornata procede scendendo verso sud sulla E45, paesaggi anonimi resi più cupi dalle nuvole ci accompagno oltre il confine fino a Brema, la nostra tappa successiva, attirati dalla bellezza del centro, dalla sua dimensione idonea a una visita di 1 giorno. Alloggiamo allo Star Inn Hotel Bremen proprio davanti alla stazione, convenzionato con parcheggio custodito a 300m da albergo: si tratta di un tre stelle trovato ad ottimo prezzo con tanto di colazione inclusa. Dopo una girata pre cena, attirati dalle recensioni positivissime, siamo andati a cena al portone accanto (Ristorante dell'hotel adiacente) :-) il quale contrariamente alle aspettative e’ una sorta di risto pub stile magari un po’ troppo bavarese, ma ricco di gente locale :) è’ stato emozionante ripagare in euro a prezzi accettabili dopo 5 giorni di +150% causa cambio sfavorevole! Come dovrebbe essere anche in italia secondo cui scrive, la domenica i negozi di ogni ordine e grado erano sprangati, quindi abbiamo potuto rifare un giro per il centro in totale tranquillità.

Il municipio e la sua piazza, la statua di Rolando, il Duomo e la vicina Piazza del mercato sono uno accanto all’altro girabilisismi a piedi. In pieno stile tedesco tardo gotico-rinascimentale. Purtroppo il Duomo essendo domenica e con messa in corso non è stato visitabile. Decidiamo con calma di tornare alla macchina: direzione Amsterdam.


Le tappe sono molto più ravvicinate ed i giorni molti di più rispetto alla salita fino all’imbarco dell’andata, quindi i ritmi sono più blandi:) ci dirigiamo verso Sud Ovest in una domenica tranquilla e assolata (sempre mentre in Italia diluviava da 10 giorni) la macchina aggredisce l’asfalto senza limiti di velocità fini alla frontiera Olandese, dove ovviamente dobbiamo rientrare nei ranghi.

La precedente sosta al Supercharger di Brema ci ha portato fino ad uno dei numerosi supercharger olandesi, che ci garantiva l’autonomia fino all’Hotel di Amsterdam.

E' possibile gustare un buon cocktail presso lo skybar ovvero in un Aereo.


Tra le varie opzioni disponibili, abbiamo scelto di percorrere l’Autostrada A7 che passa sulla diga più grande di Olanda (la Afluitdijk) che taglia in 2 letteralmente il Mare del

Nord per rubare terre a quest’ultimo. Nel mezzo ci sono 2 punti di sosta (con alcune case abitate (!!??) oltre che la ovvia pista ciclabile per vedere appunto i due lati dell’autostrada - diga con il Mare parecchi metri più basso dalla parte sud! L’effetto è scenografico!